| |
R e c e n s i o n i
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
| |

Giovanna Oceania
|
 |
|
|
| |
Emblema - Chi tocca i fili...
Un disco onesto, con
una solida ossatura musicale, piuttosto classico a dire la
verità. Ma forse dovrebbero osare qualcosa di più gli Emblema,
band romagnola piacevole da ascoltare in un disco di 9 tracce
cantato in italiano. Questi “fili” bisognerebbe se non toccarli,
almeno sfiorarli per dare qualche scossa in più al tutto, un
fremito, un titillìo, e i miglioramenti possono esserci
sicuramente…
A livello testuale si registra coerenza nel mantenere una
scrittura descrittiva. La musica come detto è lineare ma
efficace. Tra gli episodi da citare Lenta cadrà, brano più
evocativo del disco che piace di più ascolto dopo ascolto, poi
Polvere e Illusione perfida… Una sufficienza piena nell’ascolto
su disco. Probabilmente la resa è superiore dal vivo, dove il
sottofondo degli Emblema riuscirebbe senza dubbio ad
accontentare la maggior parte del pubblico, dal palato già
arcipreparato a sonorità non lontane da un certo Ligabue.
Stefano Massari, il cantante che compare in una foto molto sexy
del booklet, può invece ricordare un mix tra Grignani e Daniele
Groff.
|
|
| |
|
|
|
|
| |

Andrea |

|
|
|
| |
Ritornelli
orecchiabili nella miglior tradizione del rock italiano, riff non troppo
complessi e voce accattivante in questo “Chi tocca i fili...”.
E’ innegabile la loro preparazione musicale e tenica, anzi, basta
sentire i soli di canzoni come “Illusione perfida” o “Chi tocca i fili
muore” per rendersi conto della bravura di questo gruppo, il problema è
che le canzoni non riescono ad essere incisive, sanno di già sentito
purtroppo.
Per quanto riguarda i testi, sono molto interessanti, canzoni come
“Welcome” , “Polvere” e “Lenta cadrà”, rivelano musicalità e gusto anche
se si sente anche troppo l’influenza di musicisti come Ligabue, anche
nella timbrica vocale.
In sintesi lavoro accettabile quello di questi emblema, un rock italiano
ben suonato e cantato.
|
|
| |
|
|
|
|
| |

Beatrice
Kabutakapua |

|
|
|
| |
La forza del
rock e la malinconia dei tempi moderni. Assoli nostalgici e testi di
evasione: Su Marte, il secondo lavoro degli Emblema
Su Marte,
nato nel luglio ’08, è l’ultimo album della band romagnola nata quattro
anni fa dopo esperienze decennali in altri gruppi musicali.
Su Marte sembra la creazione sonora di un gruppo nutrito di altro
pane musicale rispetto ai creatori del precedente album. Le dissonanze
spariscono. La voce si affina agli strumenti musicali e sfrutta la
propria caratteristica svociata. Le chitarre dedicano assoli melodici e
strazianti e per questo di grande effetto. Insomma, i passi avanti si
notano!
Il genere musicale si pone a metà strada tra il rock melodico e il pop,
con punte di metal.
L’album, specialmente nella sua seconda parte, si altalena tra poeticità
musicale e prosaicità testuale, chiudendosi con le speranze disilluse di
un viaggio Su Marte dove “tutto può succedere … tanto non si
parte”.
I brani sono ricchi di salti melodici e di sonorità melanconicamente
rock come in Compañero o nella finale Su Marte.
Impossibile accertare la sincerità di un gruppo così mutato, ma forse
non ha importanza. Ciò che conta è il contenuto di Su Marte, un
inno alla melodicità rock anni ’90 farcito delle disillusioni e delle
incertezze del 2000. Tutto questo su una base rock, pop e talvolta
metal. |
|
| |
|
|
|
|
| |

Viviana Noce |

|
|
|
| |
Emblema - Su
Marte ****
Rock band dal vago sapore retrò, con un suono ben definito. Il tappeto
strumentale non è mai ridondante rispetto alla voce e la accompagna in
maniera lineare, morbida e graffiante, definendone i contorni. La voce
roca è perfetta per il genere e molto ben dosati gli accompagnamenti
corali. I testi sono interessanti, a tratti introspettivi, a tratti
comunicativi, sulla società odierna, superficiale nel preoccuparsi degli
ultimi. Si denota una ricerca di atmosfere adatte al ritmo, il ché è
sintomo di identità e non di identificazione. Se questo è il loro primo
prodotto discografico, sul palco troveranno il giusto riconoscimento.
Ulteriore punto a loro favore la grafica di copertina, attrattiva per
attrarre l’attenzione e la curiosità. |
|
| |
|
|
|
|
| |

Eliana |

|
|
|
| |
VOTO:
6 e 1/2
Questi 5 uomini con esperienza
decennale sono incappati in un periodo in cui il mercato e'
talmente saturo di proposte musicali cosi' simili fra loro
che purtroppo ad un primo ascolto viene da pensare "nulla di
nuovo sul fronte occidentale".
Dopo qualche ascolto si riesce pero' ad andare al di la' del
gia' sentito. Anche se penalizzata da poco dinamismo, da
testi a volte a limite dell'ermetismo e dalla presenza
eccassiva di seconde voci, la linea vocale si palesa
degnamente quando abbandona la dolcezza per dedicarsi con
piu' grinta a canzoni come "Compañero" e "Quello che ho
sempre fatto".
Si apprezza con piacere l'originale presenza del basso di
Gianluca Angelini nella canzone " Priorita' ", basso che
grazie ad un pan estremo sembra,
soprattutto in cuffia, dialogare con le chitarre di Andrea
Piemonti e Massimo Baldini; chitarre che ho apprezzato lungo
tutto il disco, con assoli
incisivi ed energetici e con la verve dal loro gusto
tipicamente rock americano.
23/09/2008, 9:36 - |by Eliana
|
|
| |
|
|
|
|
| |

Daniele Mosca |

|
|
|
| |
Gli Emblema presentano un rock semplice e melodico, con una
buona musicalità e con belle atmosfere, certamente le
contaminazioni sono importanti e lo si sente nel suono
aggressivo delle chitarre elettriche e del basso.
Molti sono i pezzi interessanti che sono presenti in questo
album come “Jack” molto riflessiva e trascinante, “Ogni
fredda mattina” che porta alla ricerca della vita attraverso
se stessi. profonda e sognante “Companero”. Vagamente
tendente allo stile Linkin’ Park “Quello che ho sempre
fatto”, in cui il parlato di unisce al sound rock. Certo i
presupposti sono buoni, la band è nata nel 2004 ma è formata
da musicisti con esperienza decennale e questo si nota nella
ottima tecnica musicale espressa in questo disco.
Interessanti anche i testi che ben si uniscono alla musica e
che danno origine a ottime canzoni. Quello che forse risulta
poco incisiva è la voce del gruppo che, seppur in pezzi più
lenti risulta espressiva e suadente, pecca un po’ nei pezzi
più forti. Ma questa risulta una sottigliezza nel complesso
dell’album “Su Marte”, così come proprio come il pezzo che
regala il nome al disco sino al finale epico, raggiunge un
livello di passione che giunge chiaramente all’ascoltatore.
|
|
| |
|
|
|
|
| |

Marco Gregori |

|
|
|
| |
In questo secondo full-lenght degli Emblema gli elementi
progressivi non sono strutturali, piuttosto vanno ricercati
nella concatenazione lineare delle parti strumentali, mai
eccedenti rispetto al punto d'equilibrio tra idea musicale e
realizzazione sonora: la naturalezza delle ritmiche, la
sicurezza negli arrangiamenti, la perizia esecutiva e la
sintesi compositiva sottolineano i pensieri espressi nelle
liriche, ricchi di messaggi sociali e ben eleborate nel
continuo darsi contenutistico, progressivo svelamento
concettuale. Attraverso una sovrapposizione ideale tra
cantato pop e groove rock, finanche heavy, la band romagnola
realizza "Su Marte" attraverso un ben riuscito meltin' pot
di influenze provenienti da varie epoche: l'originalità
delle ritmiche delle sonorità di Seattle, le venature della
new-wave più visionaria, la comunicativa ricercata del
cantautorato italiano, tutte metafisicamente assimilabili al
prog, in senso lato e perimetrale. Il timbro personale e
caratteristico di Stefano Massari è ottimamente reagente
alle funzionali tessiture ritmiche di Andrea Piemonti,
lucido e deciso anche nei soli, e al graffiante basso di
Gianluca Angelini. Il commento batteristico di Carlo
Lastrucci è fondamentale, quanto l'ottima prova alle
frequenti e ben distribuite backing vocals di Massimo
Baldini (anche polistrumentista).
Il disco è discreto: il pregio del lavoro sta nell'estremo
equilibrio di ogni singola parte, cesellata alla luce del
gusto e dell'esperienza musicali dei componenti il quintetto
(aspetto, come ribadiamo, più marcatamente pop-rock, ma non
estraneo all'idea di coesione progressiva). Il combo padano
avrebbe però potuto osare di più, perchè la loro
professionalità, la conoscenza profonda del "mestiere" sono
oramai cristallizzate nelle corde del gruppo. Più che una
critica, un futuro auspicio.
|
|
| |
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
| |
|
|
|
|